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Il termine "Hacktivism" deriva dall'unione di due parole: "Hacking" e "Activism".

Negli anni Ottanta il computer divenne lo strumento per discutere di conflitto e democrazia.

Oggi l'Hacktivist non è altro che la riproduzione virtuale di movimenti collettivi:

Le manifestazioni si sono trasformate in Netstrikes;
L'occupazione di stabili in disuso in Cybersquatting;
La pubblicazione selvaggia e il deturnamento di cartelloni stradali nel corrispettivo analogico del Web Site Defacement;
L'occupazione di ufficili pubblici e l'interruzione di un servizio con la tecnica del DDoS.



Ma, rispettando l'Etica dell'Hacking, gli Hacktivisti hanno "costruito" e messo a disposizione risorse informative e strumenti di comunicazione particolarmente sicuri.


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Arturo Di Corinto ha scritto: Per gli Hacktivisti i computer e le reti sono strumenti di cambiamento sociale e terreno di conflitto.
Gli Hacktivisti , nel corso degli anni, hanno scatenato proteste globali contro la pena di morte, contro gli orrori delle guerre e contro le speculazioni edilizie. Hanno sempre lottato e difeso i diritti Umani.

Tor, Psiphon e Osiris sono strumenti di comunicazione sviluppati dagli Hacktivisti e hanno assunto ruoli fondamentalmente importanti durante insurrezioni come L'Arab Spring nel 2010-2011.

L'influenza dei Social Network e le App Mobili hanno consentito di trovare i rispettivi antagonisti nei governi.
Oggi rivendicano il diritto della privacy contro lo spionaggio, Il diritto alla cultura contro le recinzioni del sapere il diritto della trasparenza contro il potere che tutto nasconde.